sga#200911121351
La normalità è una forma di pazzia.
Una casa vuota non può essere disordinata. Così anche una persona vuota.
L’Illuminazione consiste nel realizzare che la nostra vicenda è una storia che non ci riguarda e di cui siamo solo spettatori.
Occorre una costante attenzione per esser consapevoli di quello che realmente si prova.
Ruoli: quelli che recitiamo in vita sono ruoli, quelli con cui ci identifichiamo e per cui soffriamo sono solo ed unicamente ruoli, ruoli in questa ordinaria ed innecessaria commedia che è la vita.
Siamo personaggi che hanno dimenticato d’essere, in realtà, un unico attore ubiquo: l’Esistenza.
Il reticolo dei fiumi per i quali si naviga in vita è così aggrovigliato, le correnti imprevedibili e cangianti come i desideri, i flutti impetuosi come le passioni, le rapide e le cascate nascoste come predatori in agguato, che è impossibile prevedere a quale estuario si giungerà, per quale affluente, in quale mare si andrà ad annegare e di quali pesci, infine, sarà nutrimento il nostro corpo.
Nel frattempo, però, avremo almeno un paesaggio, un tramonto o dei compagni di viaggio con cui distrarci o, nei casi più fortunati, di cui godere.
Non è chiaro se la radicata attitudine alla dimenticanza sia un vizio o una virtù, di sicuro aiuta a vivere meglio.
La parte, ciascuna parte, essendo emanazione diretta del Tutto, da cui proviene ed a cui torna, è il Tutto.
Per conoscere esperienzialmente il Tutto, conoscenza per necessità limitata e non-logica, essa dovrà conoscere sé stessa.
Per amare il Tutto essa non potrà che amare un’altra parte.
L’Amore tra due parti è la riconciliazione dell’Universo con sé stesso dopo il trauma della frammentazione e la conseguente dimenticanza: è il Miracolo che si compie, però, solo quando gli occhi sanno vedere nell’Atman il Brahman.